Rimanere di sasso
(Vedi: Rimanere di stucco)
Origine
Nella mitologia greca, Niobe - figlia di Tantalo e moglie di Anfione, re
di Tebe - ebbe sette figli maschi e sette bellissime figlie. Orgogliosa
dei suoi figli, Niobe osò deridere Latona perché aveva avuto solo due
figli - Diana e Apollo - pretendendo, inoltre, che a lei, e non a
Latona, spettassero gli onori divini. Apollo e Diana decisero di punire
Niobe per l'oltraggio fatto alla madre uccidendone i figli: Apollo
uccise i sette figli maschi e Diana uccise le sette figlie. Niobe,
davanti ai corpi dei figli morti, piangendo pregò Giove di tramutarla in
roccia. Come narra Ovidio (Metamorfosi, libro sesto), Niobe fu
trasportata in Lidia, sua terra natale, dove fu trasformata in roccia,
conservando la sua forma di donna eternamente in lacrime.
"E mentre implora, lei per cui implora è uccisa. Senza più nessuno,
si accascia tra i cadaveri dei figli, delle figlie, del marito,
impietrendosi per il dolore: il vento non le muove un capello,
sul volto ha un pallore mortale, nelle sue orbite spente
gli occhi sono sbarrati; nulla di vivo c'è nei suoi tratti.
Persino la lingua, persino quella, nel palato irrigidito
si congela, e le vene perdono la forza di pulsare;
il collo non può più piegarsi, le braccia compiere movimenti,
i piedi camminare; anche dentro le viscere non v'è che pietra.
Eppure piange; e travolta dal turbinare impetuoso del vento
è trascinata in patria. Lì, confitta in cima a un monte,
si strugge e ancor oggi dal marmo trasudano lacrime."
"E mentre implora, lei per cui implora è uccisa. Senza più nessuno,
si accascia tra i cadaveri dei figli, delle figlie, del marito,
impietrendosi per il dolore: il vento non le muove un capello,
sul volto ha un pallore mortale, nelle sue orbite spente
gli occhi sono sbarrati; nulla di vivo c'è nei suoi tratti.
Persino la lingua, persino quella, nel palato irrigidito
si congela, e le vene perdono la forza di pulsare;
il collo non può più piegarsi, le braccia compiere movimenti,
i piedi camminare; anche dentro le viscere non v'è che pietra.
Eppure piange; e travolta dal turbinare impetuoso del vento
è trascinata in patria. Lì, confitta in cima a un monte,
si strugge e ancor oggi dal marmo trasudano lacrime."